Lifting veloce delle pausa pranzo

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Esci per il lunch e torni in ufficio con 10 anni di meno.  Ma è vero? Il mito del lifting della pausa pranzo va sfatato una volta per tutte. Per non creare false illusioni che sono solo trappole mangiasoldi.

Non disquisiamo sul cosa sia meglio, bisturi o punturina. Ogni persona sceglie in  base alle proprie disponibilità, preferenze, esigenze d’immagine, ricchezza di denari e tempo. Il punto è un altro: quanto cè di vero nelle affermazioni di chi promette un effetto lifting nel tempo di una pausa pranzo? E credibile che il medico estetico possa risollevare il viso come un chirurgo munito di bisturi? Per chiarire ogni possibile malinteso abbiamo intervistato il dott. Giorgio Astolfi, cofondatore del Centro di Dermatologia Integrata e Medicina Preventiva di Milano.

“E vero che, rispetto al passato, chi sceglie la via soft ha più opportunità di riuscita perché esistono molteplici strumenti da utilizzare in sinergia per ottenere risultati anche a livello di ridefinizione dell’ovale del viso e riposizionamento dei volumi” spiega ‘l’esperto “Ma con un filler non si può ottenere lo stesso effetto che si ha eseguendo un lifting chirurgico vero e proprio.  Spesso sono gli stessi pazienti a non desiderarlo: chi si rivolge al medico estetico richiede non solo un trattamento meno invasivo ma anche un risultato meno impattante sul viso. Quello che ottiene è quindi una maggiore freschezza, un aspetto più giovane e riposato, più di un drastico rewind dell’età visibile”.

Del resto, il mondo della bellezza è vasto e variegato: non esiste la soluzione migliore per tutti! “Ogni caso va visto nella sua globalità e la strategia d’intervento sarà diversa a seconda dell’età, della forma (per esempio un viso più tondo oppure lungo) e delle aspettative. L’importante è costruire un progetto condiviso con il paziente”.

Un esempio? “Per un effetto di semi-lifting si possono combinare la tossina botulinica con Radiesse (un filler a base di idrossiapatite di calcio e carbossimetilcellulosa) e acido ialuronico. La prima consentirà un leggero rialzo del terzo superiore con distensione delle rughe della fronte e della glabella; il secondo ripristinerà i volumi persi (zigomi, fronte, mento) ricompattando l’ovale del viso e migliorando la texture della pelle;  il terzo ringiovanirà il contorno della bocca e restituirà turgore alla mucosa labiale.

Usati da mani esperte, questi tools consentono una ristrutturazione volumetrica del volto, senza gonfiare né modificare i lineamenti perché, a differenza di quando si usa solo acido ialuronico, non si determina un forte richiamo d’acqua nei tessuti. I risultati, tra l’altro, con questo tipo di sinergie diventano più duraturi (fino a un anno) anche se il costo resta abbastanza contenuto: da 600 a 2500 euro, a seconda dalla quantità dei prodotti utilizzati”.

Resta però da chiarire il fattore tempo: basta davvero un’oretta rubata al pranzo? Certo per una bioritivalizzazione, un peeling o una seduta di radiofrequenza servono solo venti minuti che possiamo raccontare di aver trascorso al bar. Ma per una restoration vera e propria si ricorre a trattamenti più strong che lasciano segni per uno o più giorni. Rossori, gonfiori e crosticine seguono quasi sempre l’utilizzo del laser che leviga le rughe del contorno occhi, ad esempio, per non parlare dell’effetto pelle plissettata dato dall’inserimento/tiraggio dei fili di sospensione  che, prima di deliziarti con un più o meno evidente risultato,  possono farti somigliare a un bulldog anche per 7 -10 giorni. Tutto questo va messo in conto. Ed è scorretto illudere i pazienti che si possa andare dal medico estetico come dal parrucchiere.

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